Contributo di IOZZO

Pericardial, but not hepatic, fat by CT Is Associated With CV Outcomes and Structure – The multi-ethnic study of atherosclerosis

Il grasso pericardico, ma non quello epatico misurato con CT, è associato a prognosi e struttura cardiovascolari. Lo Studio Multi-Etnico dell’Aterosclerosi

Obiettivi: Lo studio ha esaminato l’associazione fra grasso locale (pericardico) e incidenza di malattia cardiovascolare (CVD) e rimodellamento cardiaco, e l’indipendenza della relazione da marcatori di adiposità globale.

Premessa: L’impatto del grasso pericardico, un deposito locale di grasso che circonda il cuore, sulla funzione miocardica e sulla prognosi cardiovascolare a lungo termine, indipendentemente dalle conseguenze sistemiche dell’adiposità o della steatosi epatica, rimane un’area di intenso dibattito.

Metodi: Abbiamo studiato 4,234 partecipanti reclutati nello studio MESA (Studio Multi-Etnico dell’Aterosclerosi), sottoposti a misurazioni del volume del grasso pericardico e dell’attenuazione epatica (una misura di grasso epatico) mediante risonanza magnetica cardiaca e tomografia computerizzata (CT). I modelli di Poisson e Cox sono stati utilizzati per stimare il rischio annualizzato di incidenza di malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD), mortalità per tutte le cause, CVD da tutte le cause, malattia coronarica e ictus in funzione del grasso pericardico ed epatico. Modelli additivi generalizzati sono stati usati per attestare l’associazione fra indici di struttura e funzione ventricolare sinistra (LV) ottenuti con risonanza magnetica cardiaca e grasso pericardico. I modelli sono stati aggiustati per rilevanti co-variate cliniche, demografiche e cardiometaboliche.

Risultati: I partecipanti allo studio MESA con aumento del grasso pericardico ed epatico avevano maggiori probabilità di essere più anziani e di sesso maschile ed avevano una prevalenza più elevata di fattori di rischio cardiometabolici (ovvero disglicemia, dislipidemia, ipertensione) ed uno stato infiammatorio associato ad adiposità. Nel corso di 12.2 anni (mediana) di monitoraggio (intervallo inter-quartile: da 11.6 a 12.8 anni), il grasso pericardico risultava associato ad una più frequente incidenza di ASCVD (hazard ratio standardizzato: 1.22; 95% intervallo di confidenza: 1.10 to 1.35; p ¼ 0.0001). Il grasso epatico misurato con CT non era significativamente associato ad ASCVD (hazard ratio standardizzato: 0.96; 95% intervallo di confidenza: 0.86 to 1.08; p ¼ 0.52). Un volume elevato di grasso pericardico era associato ad un aumento della massa ventricolare sinistra indicizzata (37.8 g/m2.7 vs. 33.9 g/m2.7, quartile superiore vs. quartile inferiore; p < 0.01), del rapporto massa-volume del ventricolo sinistro (1.2 vs. 1.1, quartile superiore vs. quartile inferiore; p < 0.01). Nei modelli che tenevano conto degli aggiustamenti, l’aumento del volume di grasso pericardico era associato ad una maggiore massa ventricolare sinistra a (p < 0.0001) e concentricità (p < 0.0001).

Conclusioni: Il grasso pericardico è associato ad una prognosi cardiovascolare peggiore e rimodellamento del ventricolo sinistro, indipendentemente da resistenza insulinica, infiammazione e misure CT di grasso epatico.

Commento:

L’avanzamento nell’uso di tecniche ad immagine nell’uomo ha portato, fra le numerose cose, ad identificare e quantificare i depositi di grasso che si trovano in contiguità o continuità con il miocardio. Lo studio nella popolazione MESA ne supporta l’utilità nella predizione del rischio e rimodellamento cardiaco. I punti di forza di questa pubblicazione sono la numerosità e la profondità di caratterizzazione della popolazione, le analisi delle immagini condotte in cieco e la durata del follow-up longitudinale. La multietnicità della popolazione rappresenta sia un punto di forza (generalizzabilità) che di debolezza (eterogeneità, limite di potenza delle sub-analisi). L’interpretazione dei dati deve essere, tuttavia, bilanciata rispetto ad alcuni limiti della conoscenza attuale e dell’analisi effettuata. Nello studio MESA, l’inclusione dell’ictus cerebrale e della mortalità per tutte le cause come end-point oscura l’idea di un’azione diretta del grasso pericardico sul cuore in virtù della prossimità anatomica. La forte interferenza di fattori di rischio concomitanti e clinicamente importanti, se pur affrontata statisticamente, rimane una fonte d controversia in letteratura, rendendo difficile definire l’esatto contributo quantitativo del grasso pericardico sulla prognosi. Infatti, a dispetto di numerose evidenze epidemiologiche nell’uomo, il rapporto di causa ed effetto e l’impatto qualitativo (meccanismi) e quantitativo del grasso pericardico su funzione e prognosi CVD rimangono da dimostrare. Ad alimentare la confusione concorre la frequente equivalenza che viene sottintesa fra grasso pericardico (somma dei volumi di grasso extra- ed intra-pericardico) e grasso epicardico (componente intrapericardica): solo il grasso epicardico è in diretta continuità anatomica con il miocardio. Pertanto i meccanismi di eventuale interazione fra grasso e funzione o prognosi CVD sono molto diversi. Gli autori propongono, quale valore traslazionale dello studio, la possibilità di utilizzare la misura del grasso pericardico nei pazienti in cui l’indagine di imaging cardiaco venga effettuata comunque per motivi clinici riconosciuti, e questa conclusione è pienamente coerente rispetto ai limiti di conoscenza ed alla necessità di ulteriori studi mirati alla valutazione del rapporto costo-beneficio.

Shah RV, Anderson A, Ding J, Budoff M, Rider O, Petersen SE, Jensen MK, Koch M, Allison M, Kawel-Boehm N, Wisocky J, Jerosch-Herold M, Mukamal K, Lima JA, Murthy VL. Pericardial, But Not Hepatic, Fat by CT Is Associated With CV Outcomes and Structure. The Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis.
J Am Coll Cardiol Img 2017, in Press

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2017-12-18T18:04:52+02:00

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