Contributo di IOZZO

Effetti metabolici differenziati del trattamento orale con butirrato in soggetti magri verso soggetti con sindrome metabolica.

Bouter K, Bakker GJ, Levin E, Hartstra AV, Kootte RS, Udayappan SD, Katiraei S, Bahler L, Gilijamse PW, Tremaroli V, Stahlman M, Holleman F, van Riel NAW, Verberne HJ, Romijn JA, Dallinga-Thie GM, Serlie MJ, Ackermans MT, Kemper EM, Willems van Dijk K, Backhed F, Groen AK, Nieuwdorp M.

Differential metabolic effects of oral butyrate treatment in lean versus metabolic syndrome subjects.

Clin Transl Gastroenterol. 2018 May 25;9(5):155. doi: 10.1038/s41424-018-0025-4.
PMID: 29799027

Introduzione

Gli acidi grassi a catena corta derivati dalla microbiota intestinale sono stati associati ad effetti metabolici benefici. Tuttavia, l’effetto diretto di una somministrazione orale di butirrato su parametri metabolici nell’uomo non è mai stato studiato. In questo studio pilota, per la prima volta nell’uomo, abbiamo trattato soggetti di sesso maschile, sia magri che con sindrome metabolica, con butirrato di sodio e ne abbiamo studiato gli effetti sul metabolismo.

METODI

Nove uomini magri sani e 10 uomini con sindrome metabolica sono stati sottoposti a somministrazione orale di 4 g di sodio butirrato al giorno per 4 settimane. Prima e dopo trattamento, la sensibilità insulinica è stata determinata con un clamp euglicemico iperinsulinemico a due dosi con [6,6-2H2]-glucosio. L’utilizzazione del glucosio da parte del tessuto adiposo bruno (BAT) è stata visualizzata mediante 18F-FDG PET-CT. La concentrazione di acidi grassi a catena corta e di acidi biliari, insieme alla composizione della microbiota sono state determinate nelle feci prima e dopo trattamento.

RISULTATI

Il butirrato orale non dimostrava alcun effetto sui livelli plasmatici e fecali di butirrato, ma mostrava influenza sugli acidi grassi a catena corta sia nel plasma che nelle feci. Inoltre, solo nei soggetti sani e magri si osservava un miglioramento significativo della sensibilità insulinica sia periferica (mediana della velocità di scomparsa del glucosio = rate of disappearance, Rd: da 71 a 82 µmol/kg min, p<0.05) che epatica (soppressione della produzione endogena di glucosio, EGP da 75 a 82%, p<0.05). Anche se l’attività del BAT prima del trattamento era significativamente più elevata nei soggetti magri (valore massimo standardizzato, SUVmax: 12.4 ± 1.8) rispetto a quelli con sindrome metabolica (SUVmax: 0.3 ± 0.8, p<0.01), non si osservava un effetto significativo del trattamento con butirrato sul BAT in nessuno dei due gruppi (soggetti sani SUVmax 13.3 ± 2.4 verso soggetti con sindrome metabolica 1.2 ± 4.1).

CONCLUSIONI

Il trattamento orale con butirrato influenza favorevolmente il metabolismo del glucosio in soggetti magri ma non in soggetti con sindrome metabolica, presumibilmente a causa di un’alterazione nella gestione degli acidi grassi a catena corta nei soggetti insulino-resistenti. Anche se preliminari, questi dati ottenuti per la prima volta nell’uomo depongono a sfavore della supplementazione orale di butirrato nel trattamento della regolazione del glucosio in soggetti umani con diabete mellito di tipo 2.


Commento

L’esistenza di miliardi di batteri intestinali, che producono una moltitudine di metaboliti in varia combinazione rende ragionevole ipotizzarne un coinvolgimento nella regolazione del metabolismo sistemico. La ricerca in questo settore è molto intensa e si propone di comprendere le interazioni e le prospettive terapeutiche basate sulla microbiota ed i suoi prodotti. Molti sono gli studi correlativi mentre sono più rare le dimostrazioni di un rapporto di causa ed effetto. Questo studio ha diversi elementi di interesse. In primo luogo, esso dimostra che l’effetto benefico non è generalizzabile, essendo osservabile nel gruppo sano e non in quello malato. In quest’ultimo si assiste ad un aumento dei valori di colesterolo e LDL circolanti. In secondo luogo, questo studio era supportato da evidenze nei roditori a dosi di butirrato impraticabili nell’uomo, ottenute per dimostrare un principio, non la trasferibilità nell’uomo. Infine, questo lavoro, insieme ad altri (per es. con probiotici), suggerisce che la complessità della malattia metabolica, della microbiota e dell’interazione fra le due, non può essere semplificata al punto di un unico fattore risolutivo (metabolita o specie batterica). I limiti di questo studio includono l’assenza di gruppi trattati con placebo, la considerevole differenza di età fra i gruppi e la limitata durata e posologia, insieme alla via di somministrazione del trattamento. Gli autori si propongono studi più rigorosi ed approfonditi nella speranza di ribaltare o comprendere meglio l’attuale risultato. Per il momento, il trapianto di feci, con più di 200 trial (.gov) in corso in molte malattie umane, incluse quelle metaboliche, rimane una prospettiva più rispettosa di quella complessità che non siamo ancora in grado di comprendere e gestire.

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2018-10-03T16:46:18+00:00

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